{"id":5904,"date":"2026-10-05T16:58:00","date_gmt":"2026-10-05T12:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.qelite.info\/?p=5904"},"modified":"2026-10-05T17:00:08","modified_gmt":"2026-10-05T13:00:08","slug":"%e1%83%a1%e1%83%90%e1%83%9c%e1%83%a2%e1%83%98%e1%83%9c%e1%83%9d-%e1%83%9b%e1%83%90%e1%83%9a%e1%83%90%e1%83%a0%e1%83%90-%e1%83%a2%e1%83%90%e1%83%a0%e1%83%90%e1%83%9c%e1%83%a2%e1%83%9d%e1%83%9a","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.qelite.info\/en\/premia-iveria\/2026\/10\/05\/%e1%83%a1%e1%83%90%e1%83%9c%e1%83%a2%e1%83%98%e1%83%9c%e1%83%9d-%e1%83%9b%e1%83%90%e1%83%9a%e1%83%90%e1%83%a0%e1%83%90-%e1%83%a2%e1%83%90%e1%83%a0%e1%83%90%e1%83%9c%e1%83%a2%e1%83%9d%e1%83%9a\/","title":{"rendered":"\u10e1\u10d0\u10dc\u10e2\u10d8\u10dc\u10dd \u10db\u10d0\u10da\u10d0\u10e0\u10d0: \u10e2\u10d0\u10e0\u10d0\u10dc\u10e2\u10dd\u10da\u10d0 &#8211; TARANTOLA"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u10e1\u10d0\u10dc\u10e2\u10d8\u10dc\u10dd \u10db\u10d0\u10da\u10d0\u10e0\u10d0\u00a0<\/strong>\u2013 \u10ec\u10db\u10d8\u10dc\u10d3\u10d0 \u10d8\u10da\u10d8\u10d0 \u10db\u10d0\u10e0\u10d7\u10da\u10d8\u10e1 (\u10ed\u10d0\u10d5\u10ed\u10d0\u10d5\u10d0\u10eb\u10d8\u10e1) \u10d2\u10d0\u10d6\u10d4\u10d7 \u201e\u10d8\u10d5\u10d4\u10e0\u10d8\u10d8\u10e1\u201c \u10e1\u10d0\u10ee\u10d4\u10da\u10dd\u10d1\u10d8\u10e1 \u10de\u10e0\u10dd\u10d6\u10d0-\u10de\u10dd\u10d4\u10d6\u10d8\u10d8\u10e1 \u10e1\u10d0\u10d4\u10e0\u10d7\u10d0\u10e8\u10dd\u10e0\u10d8\u10e1\u10dd \u10de\u10e0\u10d4\u10db\u10d8\u10d0 \u2013 \u201e\u10d8\u10d5\u10d4\u10e0\u10d8\u10d8\u10e1\u201c 2026 \u10ec\u10da\u10d8\u10e1 \u10da\u10d0\u10e3\u10e0\u10d4\u10d0\u10e2\u10d8 \u10dc\u10dd\u10db\u10d8\u10dc\u10d0\u10ea\u10d8\u10d0\u10e8\u10d8\u00a0\u00a0<strong>\u201e\u10d2\u10d0\u10dc\u10e1\u10d0\u10d9\u10e3\u10d7\u10e0\u10d4\u10d1\u10e3\u10da\u10d8 \u10e8\u10d4\u10db\u10dd\u10e5\u10db\u10d4\u10d3\u10d4\u10d1\u10d0\u201c<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u10de\u10e0\u10d4\u10db\u10d8\u10d0 \u201e\u10d8\u10d5\u10d4\u10e0\u10d8\u10d8\u10e1\u201c \u10ec\u10d8\u10d2\u10dc\u10d8\u10e1 \u10e1\u10d0\u10d4\u10e0\u10d7\u10d0\u10e8\u10dd\u10e0\u10d8\u10e1\u10dd \u10e4\u10d4\u10e1\u10e2\u10d8\u10d5\u10d0\u10da\u10d8\u10e1 \u10da\u10d0\u10e3\u10e0\u10d4\u10d0\u10e2\u10d8 \u10dc\u10dd\u10db\u10d8\u10dc\u10d0\u10ea\u10d8\u10d0\u10e8\u10d8 \u2013 \u201e<strong>\u10e1\u10d0\u10e3\u10d9\u10d4\u10d7\u10d4\u10e1\u10dd \u10d2\u10d0\u10db\u10dd\u10ea\u10d4\u10db\u10d0\u201c<\/strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u10de\u10e0\u10dd\u10d4\u10e5\u10e2\u10d8 \u10ee\u10dd\u10e0\u10ea\u10d8\u10d4\u10da\u10d3\u10d4\u10d1\u10d0 \u10e1\u10e0\u10e3\u10da\u10d8\u10d0\u10d3 \u10e1\u10d0\u10e5\u10d0\u10e0\u10d7\u10d5\u10d4\u10da\u10dd\u10e1 \u10d9\u10d0\u10d7\u10dd\u10da\u10d8\u10d9\u10dd\u10e1-\u10de\u10d0\u10e2\u10e0\u10d8\u10d0\u10e0\u10e5\u10d8, \u10ea\u10ee\u10e3\u10db-\u10d0\u10e4\u10ee\u10d0\u10d6\u10d4\u10d7\u10d8\u10e1\u10d0 \u10d3\u10d0 \u10d1\u10d8\u10ed\u10d5\u10d8\u10dc\u10d7\u10d8\u10e1 \u10db\u10d8\u10e2\u10e0\u10dd\u10de\u10dd\u10da\u10d8\u10e2\u10d8, \u10e3\u10ec\u10db\u10d8\u10dc\u10d3\u10d4\u10e1\u10d8 \u10d3\u10d0 \u10e3\u10dc\u10d4\u10e2\u10d0\u10e0\u10d4\u10e1\u10d8, \u10d8\u10da\u10d8\u10d0 \u10db\u10d4\u10dd\u10e0\u10d8\u10e1 \u10da\u10dd\u10ea\u10d5\u10d0-\u10d9\u10e3\u10e0\u10d7\u10ee\u10d4\u10d5\u10d8\u10d7. \u10de\u10e0\u10dd\u10d4\u10e5\u10e2\u10d8 \u10ee\u10dd\u10e0\u10ea\u10d8\u10d4\u10da\u10d3\u10d4\u10d1\u10d0 2013 \u10ec\u10da\u10d8\u10d3\u10d0\u10dc<\/p>\n\n\n\n<p>TARANTOLA<\/p>\n\n\n\n<p>Mancavano pochi giorni ora. Stava per iniziare la stagione degli esami. Quella estiva era gi\u00e0 in corso. Surriscaldava paesaggi e anime che l\u2019avvicinarsi delle prove precipitava nello smarrimento. Fu altro per\u00f2 che surriscald\u00f2 le anime in quei giorni tra i pi\u00f9 caldi dell\u2019anno. Si verificarono una serie di fatti che, per quanto fossero sorprendenti, a pensarci bene, dove capitarono, niente avevano di straordinario.<\/p>\n\n\n\n<p>Agostino frequentava il dipartimento di Civilt\u00e0 antiche e moderne dell\u2019Universit\u00e0 di Messina, sull\u2019altra sponda dello Stretto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla finestra della camera, Agostino osservava ulivi saraceni sparsi con regolarit\u00e0 nel paesaggio. Tronchi secolari si legavano, si&nbsp; scioglievano, si attorcigliavano, si abbracciavano, &nbsp;&nbsp;s\u2019intrecciavano;<br>formavano contorsioni inattese che incuriosivano. Un esemplare<br>vorticoso quanto una scultura barocca attir\u00f2 la sua attenzione. Rughe profonde lo percorrevano. Sembrava che un demone ne avesse sfregiato la corteccia. Distacc\u00f2 lo sguardo; i suoi pensieri, come gli uccelli che vedeva all\u2019orizzonte, volarono verso Ornella.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano nati entrambi in un borgo di questa Calabria dai paesaggi incantevoli e dal carattere tortuoso. All\u2019adolescenza, si erano scoperti una passione comune, la tarantella. Il ritmo di questa danza possedeva la virt\u00f9, secondo credenze locali, di curare il morso della tarantola; un ragno dal veleno malefico. Sebbene non ci fossero fonti a menzionare tali guarigioni, la leggenda si era trasformata in rituale popolare, cio\u00e8 in terapia collettiva. Al ritmo di tamburelli e mandolini, un&#8217;emozione<br>trasportava i loro sensi da un fiore all\u2019altro, da un profumo all\u2019altro, da un colore all\u2019altro, e svegliava desideri alle delizie della passione d\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Scambiavano lunghe lettere e baci proibiti quando ricevette un<br>messaggio. L\u2019ultimo da allora: \u201cAgostino, pensa ad altro, e continua a osservare l\u2019orizzonte\u2026\u201d Il senso equivoco delle parole lo gettava in una confusione folle. Senza Ornella non poteva essere; senza, non riusciva a mettere una parola dopo l\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Agostino se ne stava seduto su un muretto. Si teneva a debita distanza, gli mancava la voglia di chiacchierare. Non distoglieva lo sguardo dalla piazza. Il silenzio di Ornella inaspriva il desiderio di provocare un incontro. Temeva di vedere svanire il giorno e le sue tentazioni. La voglia di conversare con lei lo tormentava. Aveva tante parole da dire, tanti sentimenti da esprimere.<\/p>\n\n\n\n<p>La Piazza Maggiore era punteggiata di colori vivaci, presi in un movimento continuo. I venditori di gelati, i cui coni deliziosi facevano la gioia dei bambini, occupavano con carrelli policromi i vicoli ombreggiati ai margini della piazza. Un giovane avanzava al ritmo delle sue convinzioni, disturbava un quadro impietrito nella consuetudine. Ogni passo in direzione di Ornella era al tempo stesso una conquista e una sfida rivolta alla famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto un platano che regalava una freschezza gradita, Ornella<br>chiacchierava con altre ragazze, quando cap\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAgostino\u00bb sussurr\u00f2. \u00abVi devo lasciare\u00bb disse poi.<\/p>\n\n\n\n<p>La distanza si riduceva. Avanzava con passo sicuro, portato dalla passione. Mancavano pochi metri. Proprio quando stava per parlare, Rocco e Salvatore apparvero da ogni dove, affiancando ora la sorella.<br>Prosegu\u00ec per la sua strada come se niente fosse. L\u2019atmosfera nella piazza, dopo un brivido contagioso, riprese il suo chiacchiericcio.<\/p>\n\n\n\n<p>Agostino sapeva che il suo giretto non sarebbe rimasto impunito. La punizione mafiosa era la legge del paese. Una legge implacabile, un linguaggio terrificante. Un codice informava sull\u2019atto d\u2019accusa. La simultaneit\u00e0 del verdetto e dell\u2019esecuzione colpiva con violenza le anime. Un mezzo di comunicazione di formidabile efficacia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un\u2019apparizione di cortesia nel salotto, come una sonnambula tra gli animali pi\u00f9 pericolosi di uno zoo, Ornella torn\u00f2 in camera. La solitudine la liberava di una compagnia che la metteva alla prova.<br>Andava incontro ai suoi segreti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si era collegata al web e ai suoi allettanti miraggi. Aveva seguito le lezioni di informatica al liceo con interesse. Sapeva navigare in modo anonimo oppure criptare le cartelle pi\u00f9 riservate.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua amica Simona era in linea. Stessa situazione familiare, stessi problemi. Una triste clonazione di comportamenti arcaici osserv\u00f2 con un gusto improvviso per il paradosso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOrnella, queste persone non hanno alcun senso della famiglia. Usano parole che le tradiscono. Per loro, la parola famiglia \u00e8 quella incisa nel marmo delle lapidi, nei cimiteri che si curano di riempire. I loro metodi rivelano l\u2019orrore che avvolge le loro anime. Conoscono la paura, quella che paralizza, per questa ragione con loro la tradizione \u00e8 una condanna perpetua.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole sfilavano sullo schermo, le dita sulla tastiera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSimona, non saranno mai altro che piccole persone nell\u2019unico<br>sguardo che conta, quello di una donna. Dobbiamo continuare a lottare, solo cos\u00ec saremo donne degne di essere al mondo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Simona era figlia di un boss il cui clan aveva fama di essere<br>particolarmente conservatore, cio\u00e8 violento. Senza farsi illusioni<br>sull\u2019esito di questa lotta, cambi\u00f2 argomento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTutti parlano di Agostino. Perch\u00e9 non ti sei sentita con lui, perch\u00e9 non l\u2019hai dissuaso? Sta perdendo la testa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA volte mi d\u00e0 questa impressione. Per proteggere lui e i suoi, ho messo in pausa la nostra relazione. Non sembra bastare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe famiglie sono sempre pi\u00f9 nervose. Non tutte capiscono come cambia il mondo. Temo per tutte noi le conseguenze della sua follia.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon capisce perch\u00e9 non gli scrivo, non gli parlo pi\u00f9. Sento il suo sgomento scorrere nei miei brividi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHa capito solo quale nemico affronta? A quanto pare, non sembra, altrimenti non avrebbe commesso la stupidit\u00e0 di volerti incontrare in piazza in presenza di tutto il paese. \u00c8 folle e assurdo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, eroico e assurdo. Come lo sanno bene essere i maschi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa sua passeggiata per\u00f2 rompe la tregua con gli abitanti del villaggio.<br>D\u2019ora in poi nessuno potr\u00e0 pi\u00f9 fingere di non sapere cosa stiamo<br>passando.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>I messaggi seguivano il moto dei loro pensieri. Un silenzio accompagnava la conversazione. Le parole mute tradivano la solitudine che le imprigionava. Simona riprese: \u00abHo trascorso la settimana in isolamento. Il pasto? Me lo portavano in camera. Le lezioni? Le facevo in camera. La mia camera? La mia cella. Il &nbsp;mio luogo di detenzione. \u00c8 tutto ci\u00f2 a cui ho diritto. Un diritto? Pi\u00f9 che altro un obbligo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La famiglia di Simona era venuta a sapere, tramite indiscrezioni interessate, che aveva una relazione inconfessabile con una ragazza. La rivelazione di questo doppio crimine, contro il clan e contro la natura, aveva gettato suo padre in una rabbia primitiva.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMio padre \u00e8 violento, sai, anche di notte. Ha delle crisi di demenza.<br>Lo vorrei vedere crepare nel suo odio, Ornella. Sono questi i sentimenti che suscitano\u2026 Questa violenza ci consuma.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni colpo esprimeva shock, incomprensione, senso di tradimento, e ogni colpo ricevuto provocava una rivolta, il rifiuto di una tradizione, il rifiuto della rassegnazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE Teresa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn ricovero in ospedale per fratture multiple. Lo scooter \u00e8 sbandato, la strada era bagnata.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuando penso che altre tra noi sono state meno fortunate\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSiamo la voce delle sfortunate, di coloro che si rifiutano di vedere il loro destino dipendere dalla fortuna o dalla sfortuna.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVoglio parlare con un giudice, chiedere la protezione della polizia.<br>Ornella, sento i suoi passi\u2026 Sta per entrare. A volte lo prendono attacchi di follia.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019account di Simona divenne brutalmente inattivo. L\u2019angoscia le si annod\u00f2 in gola, Ornella scoppi\u00f2 a piangere. Nella solitudine muta della sua stanza, fu tentata di chiamare la polizia. Il timore di peggiorare la situazione la trattenne. Un silenzio schiacciava il destino di queste donne; come il sole di Ferragosto la terra di Calabria.<\/p>\n\n\n\n<p>Si present\u00f2 a casa dei suoi amici con la fronte che ancora sgocciolava.<br>Giuseppe percep\u00ec subito l\u2019agitazione che scuoteva il suo amico. Carmelo, seduto sotto un ulivo, rimaneva impassibile.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019amicizia tra di loro risaliva ai primi anni di universit\u00e0, a Messina.<br>Avevano fatto conoscenza sul traghetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sedettero sotto un fico, una fiamma tremolante si agitava nella penombra. L\u2019oscurit\u00e0 rendeva i visi impenetrabili. Gli occhi sembravano sospesi nel vuoto, distaccati dal corpo da cui dipendevano. La scena emanava qualcosa di irreale; o di brutale. Ancora scosso, Agostino raccont\u00f2 la sua sventura. Ci fu silenzio. Ognuno cercava di capire, da avvocato penalista, il senso di questa intimidazione. Giuseppe qualcosa aveva capito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon ci molleranno pi\u00f9\u00bb aggiunse Carmelo di solito piuttosto<br>taciturno, \u00abho affari da sbrigare. Quel che hai fatto non \u00e8 servito a nulla, spero solo che non servir\u00e0 a nulla.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Per soddisfare bisogni di liquidit\u00e0, gli capitava di trattare con le famiglie. Le conosceva bene. Conosceva ogni ingranaggio e il<br>movimento al quale corrispondeva. Rischiava di pagare a caro prezzo le stronzate di Agostino. La loro amicizia poteva trasformarsi in trappola. I clan sapevano tutto di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSei sotto sorveglianza, caro amico. Ti hanno messo sotto stretta sorveglianza. Per fortuna non sei agli arresti domiciliari. Devi solo giocare secondo le loro regole. Fare quel che aspettano. La fantasia non \u00e8 una qualit\u00e0 che apprezzano. Si sono stufati, credimi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMai. Non mi arrender\u00f2 mai. Hai sentito? Mai. Voglio andare lontano, sparire qualche tempo\u00bb dichiar\u00f2 scomposto Agostino.<\/p>\n\n\n\n<p>La sala da ballo echeggiava di suoni familiari. I giovani venivano a rilassarsi in un luogo del paese dove ragazze e ragazzi potevano incontrarsi senza pregiudizi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si teneva davanti, aveva appena varcato la soglia. La contempl\u00f2 senza guardarla, la ascolt\u00f2 senza udirla, si stord\u00ec del suo profumo senza sentirlo.<\/p>\n\n\n\n<p>La melodia di una tarantella risuon\u00f2 nella sala. Gli accordi della chitarra chiamavano a raccolta i ballerini. Una melodia inebriante s\u2019impadroniva dei corpi che ancora si riscaldavano. Si misero dopo poco a saltellare sulla pista come note maliziose su un pentagramma pieno di fantasia. Seguivano un ritmo vorticoso. Un ritornello trasportava i corpi verso desideri inespressi. Ornella e Agostino, fedeli a un codice che si<br>erano inventati, si scambiavano sguardi complici e parole mute.<\/p>\n\n\n\n<p>Il loro maestro aveva raccontato la storia di questa danza. Origini pagane la facevano risalire a oscuri riti dionisiaci. In questa parte della Calabria, rimasta fedele al suo passato grecanico, questa tradizione era sopravvissuta alla cristianizzazione e rimaneva tuttora viva anche nella<br>mente degli abitanti pi\u00f9 devoti.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevano previsto di incontrarsi sotto un portico di una casa antica ora abbandonata. Proprio dove si erano dati il loro ultimo bacio, mistico quanto voluttuoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ritrovavano. Abbracciati. Felici di tenersi stretti. Le loro bocche scambiavano con furia un\u2019umidit\u00e0 che solo la lontananza permette di capire. Avevano baci in attesa, un convoglio pieno, carezze lasciate in sospeso, aspettavano di tornare a vita. Un intero vulcano di desiderio ribolliva, ci voleva poco perch\u00e9 entrasse in eruzione. Rimasero qualche istante immersi in una meditazione amorosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon c\u2019\u00e8 nulla da sperare dalle famiglie. Sono in subbuglio. Ho sorpreso delle conversazioni. \u00c8 giunto il momento per te, per Giuseppe e Carmelo di andare via, allontanatevi da qui. Cercate un posto dove nascondervi. \u00c8 pi\u00f9 sicuro.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il morso sguainava le mascelle. Sentiva ringhiare. Sentiva il fetore di corpi in decomposizione. Compose il numero di Giuseppe.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPronto, sono io, Agostino.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon avevo dubbi, dove sei?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHo pure l\u2019intenzione di allontanarmi, di andare all\u2019estero se occorre.<br>Sembra il destino di chi nasce su questa terra.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGi\u00e0. Questa non \u00e8 una terra madre, \u00e8 una terra genitrice. Noi abbiamo una madre biologica. Mette al mondo e poi non se ne cura. \u00c8 condannata a partorire, a vedere partire i figli. \u00c8 la sua sfortuna e la nostra disgrazia.<br>Non so quale colpa porta questa terra, quale colpa si tramanda da generazioni a generazioni.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer secoli popoli sono venuti su queste sponde. Hanno creato citt\u00e0, civilt\u00e0 e oggi ci tocca scappare. Qualcosa di strano c\u2019\u00e8.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAndiamo per le vie del mondo senza sapere dove portano. La<br>destinazione non importa.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abConta scappare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCapisco meglio. Mi fa paura che non ci sia un punto di riferimento.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abC\u2019\u00e8, Agostino, c\u2019\u00e8. Si va verso una terra particolare, \u00e8 moglie, \u00e8 sposa. Rappresenta l\u2019ignoto, l\u2019avvenire, la creazione, anzi la creativit\u00e0, lasciamo la creazione a chi di dovere. Non c\u2019\u00e8 una terra promessa, che ci aspetta bella bella, c\u2019\u00e8 solo la promessa di una terra. Allora ci spetta andare a cercarla. E se non si trova, forse \u00e8 meglio, si continua a cercare.<br>Cosa si guadagna a trovare\u2026 finisce il viaggio. La vita \u00e8 un\u2019odissea, un viaggio verso l\u2019ignoto e dall\u2019ignoto c\u2019\u00e8 qualcosa da imparare. Ulisse \u00e8 il pi\u00f9 ebreo degli eroi greci e c\u2019\u00e8 un Ulisse in ogni calabrese. Il calabrese \u00e8 un essere globale, fa parte di una diaspora internazionale\u00bb disse ridendo Giuseppe.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVa bene. Hanno tutti e due avuto bisogno delle stelle. Anche a noi serve una buona stella oggi, una stella che porta speranza e ci indichi la direzione.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Carmelo si dirigeva verso la casa di campagna dei Tortorella. Era convinto, l\u00ec si nascondeva don Calogero. Ma non si poteva lasciare intimorire. Trov\u00f2 il cancello aperto. Un sentiero serpeggiava tra gli alberi. Carmelo si avvicinava lentamente. Sentiva i cani abbaiare la ferocia primitiva dei loro padroni. Li immaginava, rinchiusi dietro sbarre d\u2019acciaio, animati da istinti di una brutalit\u00e0 totalitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBuonasera, signor Tortorella.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCiao Carmelo. Vieni dal paese? Dimmi, che atmosfera c\u2019\u00e8?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa piazza \u00e8 sempre gremita. Queste serate temperate sono un vero piacere ma non quanto qua.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, \u00e8 pi\u00f9 bello in campagna, alla sera la terra sprigiona tutti i suoi sapori. Carmelo, veniamo al dunque, cosa aspetti da me?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Carmelo rispose con naturalezza: \u00abCocaina, cinquanta grammi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA chi \u00e8 destinata?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Carmelo non lo voleva indisporre, non erano molti quelli che gli potevano venire in soccorso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019avvocato Peltrinelli.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCaro avvocato\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Questo inizio lo rassicur\u00f2. Il suo ospite sembrava disposto a portare avanti la transazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Rocco lo condusse in un ufficio poco distante. Le tapparelle chiuse comunicavano un sentimento alienante, tuttavia la freschezza rassicurava. Non sapeva cosa pensare. Dopo qualche passo, balz\u00f2 indietro. Appoggiati su un mobiletto, fucili lo guardavano; chi con una canna come Polifemo chi con due. Rocco azion\u00f2 un interruttore. Stipate in un angolo, armi da guerra se ne stavano beate e tranquille. Si chiese se una garanzia a vita accompagnava la loro vendita.<\/p>\n\n\n\n<p>Carmelo non ce la faceva a nascondere la sua sorpresa. Alla vista di quell\u2019arsenale si rese conto di quanto fossero piccoli lui e i suoi amici, appena percettibili, fuorch\u00e9 indispensabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Passi pesanti echeggiarono per la scala. Si volt\u00f2 verso il luogo da cui proveniva un tamburellare di grancassa. Scorse una sagoma oscurare l\u2019ingresso. Non l\u2019aveva mai vista prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Furono gli ultimi istanti che trascorse, in piena consapevolezza di tutto. Sbilanciato senza capire come, si sent\u00ec cadere nel vuoto. Una scossa, pesante quanto il dolore, gli schiacci\u00f2 il viso. Questo bast\u00f2 per annientare le facolt\u00e0 mentali. Non &nbsp;rispondevano pi\u00f9 ai suoi richiami. Rocco conosceva l\u2019effetto che Beppe produceva sugli ospiti. Era un deterrente, per giunta massiccio. Non era utile coinvolgerlo nelle conversazioni. Bastava la sua presenza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAgostino\u00bb disse il suo carnefice. \u00abLo conosci bene, dimmi dove pu\u00f2 essere.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Rocco sembrava ignorare il tono interrogativo. Non era un modo al quale era abituato. Esercitava una forma di soggezione che non lasciava margine di manovra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCarmelo, sono davvero irritato, il suo atteggiamento mi fa incazzare. Quel bastardo mi guasta la vita e non si sa dov\u2019\u00e8.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abParlami di Agostino.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il respiro del giovane studente divenne affannoso. Capiva, nel<br>profondo della sua fragilit\u00e0, che non sarebbe uscito indenne da questa trappola. Era pietrificato all\u2019idea di essere nelle mani di un pazzo di cui temeva le innumerevoli risorse. Non sapeva chi maledire, se Agostino o<br>Rocco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon so dove \u00e8\u2026 Gli avevo detto di non fare cazzate, Rocco,<br>credimi\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro colpo allo stomaco gli blocc\u00f2 il respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Strunzu<\/em>\u00bb grid\u00f2 Rocco. \u00ab\u00c8 una risposta che voglio. Quell\u2019idiota non si fa pi\u00f9 trovare a Trimonti.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Carmelo lo guardava, la sua ragione vacillava, quando un\u2019ondata di panico satur\u00f2 i suoi sensi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon lo so, non lo so! Rocco, credimi! Non so, non so niente, non so dove \u00e8\u00bb gemette per qualche istante, un corpo in preda alla disperazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La morte di Carmelo scandalizzava. La voce commossa del prefetto diceva quale fosse il sentimento che stravolgeva tutti. Le ferite testimoniavano del disonore che ricadeva &nbsp;sull\u2019assassino. Aveva profanato le spoglie di un cristiano, era venuto meno al rispetto che si deve di fronte all\u2019interdetto della morte. L\u2019omicidio era stato commesso in virt\u00f9 di un privilegio che si istituiva a norma.<\/p>\n\n\n\n<p>Dove le emozioni prendono la loro sorgente, Ornella sentiva brividi di paura. Tante ragazze provavano ogni giorno simili palpitazioni. Dopo una giornata trascorsa in uno spazio chiuso che una legge maschile governava, aveva cercato di corrompere il suo carceriere. Voleva godersi un momento di pace nel giardino, o nel soggiorno, come minimo uscire dalla camera. Ma era inutile, Alfonso rimaneva insensibile alle sue richieste.<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina, mentre apriva le tende, un raggio di sole la accec\u00f2. L\u2019idea di andare in chiesa le venne come viene una rivelazione. Non si trattava di un miracolo, nemmeno di un\u2019estasi mistica. In realt\u00e0, non intendeva affidarsi alla Provvidenza, quanto meno alla fortuna, perch\u00e9 migliorassero a breve le sue condizioni di detenzione. Si confid\u00f2 con il&nbsp; suo guardiano. Il giorno stesso l\u2019informazione segu\u00ec un percorso<br>verticale.<\/p>\n\n\n\n<p>La famiglia, nel corso di consigli che si ripetevano, non si lasci\u00f2 ingannare. Tuttavia, che la si vedesse in chiesa poteva servire a stroncare voci che sussurri erano impazienti di diffondere. Era meglio evitare che si sviluppassero. Di conseguenza, con un senso acuto della comunicazione di crisi, la famiglia non si oppose.<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa rifletteva i raggi nascenti del sole. Ornella entr\u00f2 nel nartece e immerse le dita nell\u2019acquasantiera scolpita nella pietra. Si incammin\u00f2 verso le file degli inginocchiatoi, si sedette, e regred\u00ec per un lungo momento nel tumulto della sua interiorit\u00e0. Alfonso rimase presso l\u2019ingresso con le statue, &nbsp;nell\u2019atteggiamento ieratico di un santo che la massa dei peccati umani non turbava. Aveva ricevuto un ordine semplice: non permettere a nessuno di avvicinare Ornella.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mattina, fu lei a chiamare padre Nicola, vicario dell\u2019omonima chiesa. L\u2019imprevisto tendeva una trappola ad Alfonso. Temeva che l\u2019operazione si trasformasse in scomunica.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentimenti di lutto lo portavano a recarsi al castello di Santo Niceto. Si trovava su una vetta, si affacciava sullo Stretto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono posti dove l\u2019uomo non si reca per caso. Sono speciali. Ora sono inaccessibili, ora stupendi, ora suggestivi. Rispecchiano i moti dell\u2019anima, oppure costituiscono un richiamo. Agostino ricercava un posto dove morire un attimo con la sua tristezza. Sentiva scomparire nel grande vuoto del nulla la sostanza che manteneva finora illesa la sua vitalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver vagato qua e l\u00e0, Agostino strill\u00f2 alla foresta il nome di Carmelo. Rivel\u00f2 quale fosse il dolore che lo affliggeva. Raccont\u00f2 ai suoi ospiti le sventure che schiacciano le vite umane.<\/p>\n\n\n\n<p>Spieg\u00f2 al vento quale fosse la condizione di un disgraziato che sa di essere un superstite tra una catasta di ricordi defunti.<\/p>\n\n\n\n<p>In uno scenario che invitava ciascuno a una comunione mistica, contemplava sconsolato la frattura che il mare segnava tra terre gemelle. Avevano attraversato insieme innumerevoli volte questo stretto per recarsi all\u2019universit\u00e0. Si mise a urlare di fronte all\u2019indomabile vulcano, a urlare il nome di Carmelo che il vento portava nel suo viaggio senza fine. La storia trascinava il suo corteo di reliquie; lui un\u2019anima rimasta orfana<br>prematuramente.<\/p>\n\n\n\n<p>Un flusso convocava gli spiriti della natura, della terra a cui l\u2019uomo appartiene. Il giovane Agostino sentiva un magnetismo attivare le cellule invisibili del suo corpo. Una divinit\u00e0 respirava sotto i suoi piedi.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza capire perch\u00e9 si tolse le scarpe. Il contatto con la terra comunic\u00f2 una strana impressione. Mai gli era successo prima. La terra era viva, respirava, forse pensava, forse sognava. La terra si esprimeva, sentiva le sue urla. Tremava, frusciava, tamburellava. Udiva un brusio, un picchiare di campane sottoterra, come capita con l\u2019Etna. Era la musica degli<br>elementi, il canto della natura quando strega le anime.<\/p>\n\n\n\n<p>La famiglia, cio\u00e8 gli individui maschili, tenne consiglio. Un\u2019abitudine per questi tempi incerti. Era giunto il momento di fare un bilancio. Contavano carte vincenti nel loro gioco. Il fante di picche giaceva in una cantina e la regina di cuori occupava una cella sotto stretta sorveglianza. Se non c\u2019era fretta, occorrevano decisioni, occorreva preparare il futuro. Questo compito toccava al jolly.<\/p>\n\n\n\n<p>Rocco sapeva di essere un jolly piuttosto imbarazzante. Era sotto osservazione. Doveva farsi perdonare, espiare il danno recato alla famiglia, se non voleva diventare matto. L\u2019omicidio poco convenzionale di Carmelo gravava sulla sua fama.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer Ornella, cosa decidiamo?\u00bb prosegu\u00ec Salvatore dopo un silenzio clanico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre rimaneva muto. Osservava i figli. Li ascoltava gestire gli affari di famiglia, non ignorava che gli spettava di diritto l\u2019ultima parola.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAgostino presto non sar\u00e0 pi\u00f9 un problema, anzi non lo \u00e8 pi\u00f9. Ornella per\u00f2 non sta ferma. \u00c8 ora di pensare al futuro, non deve pi\u00f9 creare problemi\u00bb dichiar\u00f2 Rocco con autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa possiamo mandare a Milano, in Germania, oppure in Sudamerica. Cos\u00ec sar\u00e0 lontana\u00bb rispose Salvatore all\u2019analisi del fratello.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLontano\u2026 Ai giorni nostri, questa parola non significa granch\u00e9\u00bb obiett\u00f2 Rocco. \u00abDobbiamo cercarle un marito adesso e tenerla d\u2019occhio qui.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La sua proposta colse tutti di sorpresa, o quasi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn quale altra famiglia le troveremo un marito?\u00bb reag\u00ec Salvatore niente affatto contrario alla proposta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA chi hai pensato, Rocco?\u00bb chiese il padre con poche parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Un silenzio pesante preparava il pubblico. Altra scelta non c\u2019era.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAlfonso\u00bb rispose Rocco con l\u2019autorit\u00e0 di un capo. \u00abMerita il nostro riconoscimento.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Questa notizia, per quanto fosse sorprendente in questi giorni di lutto, si diffuse di casa in casa e aggiunse un capitolo alla storia gi\u00e0 tormentata del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Una cantilena di disco rotto avvolgeva il paesaggio. Un\u2019orchestra cantava le gesta di una natura piena di calore. Non si vedeva un musicista. Per\u00f2 un tormentone suonava come un avvertimento. Giuseppe girovagava intorno alla casa, un concerto scandiva i suoi passi, quando un <em>cri-cri<\/em>, questa volta digitale, annunci\u00f2 l\u2019arrivo di un messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome lo hai saputo, Ornella?\u00bb scrisse, riprendendosi con fatica da un attimo di smarrimento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCi ha pensato Rocco. Presto il paese lo verr\u00e0 a sapere se gi\u00e0 non lo sa. Non ci sar\u00e0 bisogno di pubblicare i bandi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe sentiva svanire le speranze della loro adolescenza. Provava la sensazione devastante che venissero confiscati i loro destini.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome prendi\u2026 l\u2019annuncio del tuo matrimonio?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ornella stava attraversando un\u2019esperienza di spoliazione. Una parte di s\u00e9 non era pi\u00f9 sua. Si sentiva stonata, come uno strumento musicale. Questa dissonanza la rimandava alla sua condizione di clandestina in un corpo che apparteneva alla famiglia. Sentimenti non erano permessi. Glielo avevano insegnato, con il rigore dei banchi di scuola; gli stati d\u2019animo di una donna poco contano. Questa situazione la rendeva membro di una diaspora che mai aveva lasciato il proprio territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDovrei essere straziata, ma non lo sono. Mi vogliono imporre una realt\u00e0 che non fa per me. Nelle fiabe si racconta che un giorno una bambina diventa principessa. Ma una ragazza capisce presto, sotto sotto c\u2019\u00e8 qualcosa. Quale ragazzina accetterebbe di diventare donna se sapesse la verit\u00e0? Non c\u2019\u00e8 paradiso per le donne. Non appena \u00e8 arrivata nell\u2019Eden, Eva viene cacciata, poco ci \u00e8 rimasta. Scapper\u00f2 da questo tranello. Non permetter\u00f2 a nessuno di rubare la mia esistenza. Voglio andare dove non ci sono n\u00e9 principesse n\u00e9 schiave.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Capiva pure perch\u00e9 nei piani della famiglia Agostino oramai era non solo inutile ma tragicamente ingombrante.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAgiremo all\u2019alba. Ti verr\u00f2 a prendere nella chiesa, appena sar\u00e0 messo in salvo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSar\u00f2 sorvegliata, la chiesa \u00e8 sorvegliata, Alfonso sorveglia. Come pensi di fare, hai un\u2019idea, e quando?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe provava un disagio che scomponeva. Tutto era in subbuglio. In questi momenti Carmelo si dimostrava prezioso, quando i problemi c\u2019erano e abbondanti pure.<\/p>\n\n\n\n<p>Sogn\u00f2 pure di raggiungere la stalla dov\u2019era rinchiuso Agostino. Lo teneva per la mano Virgilio. Se lo avessero lasciato scegliere, avrebbe preso Cicerone, era pi\u00f9 tranquillo. Si vide addormentare Cerbero e scivolare attraverso un passaggio angusto. Pensava di raggiungere le stelle, il diavolo l\u2019aspettava. Se lo vide davanti, tutto peloso con la testa di Rocco. Muoveva le labbra, ma non una parola usciva.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, Giuseppe parcheggi\u00f2 il veicolo. Si avvicin\u00f2 con passo sicuro alla propriet\u00e0 Tortorella. Il sole iniziava la sua maestosa salita nel cielo. Ornella era in chiesa circondata da padre Nicola, Alfonso e tutti i santi dell\u2019universo. Non fu proprio come nei suoi sogni. Non fu una bestia a tre teste ad accoglierlo, ma molte pi\u00f9 zampe e gole sovradimensionate. Le sentiva guaire dopo una notte di digiuno. Mand\u00f2 pezzi di carne oltre il recinto. I guaiti lasciarono a poco a poco il posto a<br>deboli lamenti. Una clessidra inizi\u00f2 a misurare il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece un balzo. Qualcosa dentro si muoveva.<\/p>\n\n\n\n<p>Avvert\u00ec di nuovo una scossa. Una bestia tremava nella sua agonia. Faceva schifo. Un animale marciva nella sua carne. Adesso sapeva come poteva essere l\u2019inferno. Nonostante il terrore, si mise a sciogliere il fagotto. Le mani vagavano sulla tela. Il respiro seguiva un ritmo disordinato. Una cosa si muoveva, non c\u2019era dubbio. Slacci\u00f2 il collo. Un ciuffo di peli apparve. Un rumore distolse la sua attenzione. Uomini<br>chiacchieravano fuori. La paura lo invase. E se la bestia si fosse messa a urlare? E se avessero visto la rete rimossa? Temeva di finire anche lui impacchettato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non erano peli, ma capelli. Il disgusto ora sostituiva la paura. Liberava una rabbia in dormiveglia da generazioni. Confinava con l\u2019odio pi\u00f9 profondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Agostino non era in grado di muoversi, ancor meno di arrampicarsi fino a uno spiraglio. Giuseppe si diresse verso la scala e sal\u00ec qualche gradino. Voci sprigionarono un flusso ricco di adrenalina. I sicari erano ovunque. In compagnia di un amico storpio, l\u2019evasione si complicava. Per giunta, i cani non avrebbero aspettato che fosse finita la clessidra per mettersi ad abbaiare.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019alba non cessava di svegliarsi, di svegliare coscienze alle forze prodigiose di una natura che il terrore non contrastava. Dalla piazza, si alzava un trambusto, non si era mai sentito prima, nemmeno un 25 aprile. I giornalisti non perdevano nulla di questo sviluppo. Una misteriosa telefonata alle redazioni aveva consigliato di tenersi pronti. Un evento inaudito stava per succedere, aveva detto una voce. Scendevano numerosi da autobus e treni. Si avviavano verso la piazza del paese, polarizzati da un misterioso richiamo. Nessuno ancora capiva quali ragioni li spingessero a radunarsi su questa piazza della bassa Italia. Sembravano provenire dalle profondit\u00e0 dello spazio, da una coscienza informe, alla ricerca di una luce che privasse le ombre del potere di aggrapparsi alla materia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal suo rifugio, Ornella sentiva crescere un clamore che mai si<br>sarebbe aspettata cos\u00ec potente. Il numero dei giovani presenti sulla piazza superava di gran lunga quello registrato all\u2019anagrafe del Comune. Questa folla impressionava padre Nicola. Rimaneva rintanato come una reliquia in una cripta. Non aveva trovato altro per sfuggire a notizie che, perfino nei suoi incubi da uomo di Chiesa, non aveva mai immaginato.<\/p>\n\n\n\n<p>Agostino e Giuseppe si preparavano ad abbandonare il rifugio. Una vibrazione annunci\u00f2 un messaggio. Ornella. I giovani si connessero ai social media e ai loro miracoli.<\/p>\n\n\n\n<p>La parola non era esagerata. L\u2019ampiezza della manifestazione<br>impressionava. La piazza era gremita di una giovent\u00f9 che un destino dispettoso non riusciva a devitalizzare. In mezzo a grida e richiami, era un crepitare ininterrotto di telefoni.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe parcheggi\u00f2 il veicolo all\u2019ingresso del paese. Risalirono<br>sentieri polverosi. Andavano incontro a una manifestazione, legava ciascuno a una coscienza comune. I social si ritrovavano sulla piazza.<br>Questi giovani formavano una rete, non era solo un\u2019immagine. Una solidariet\u00e0 comunicava una forza inedita, spontanea quanto radicata nelle mentalit\u00e0. Non c\u2019era bisogno di manifesti e volantini. Questo atteggiamento era parte di un sottofondo. Era un aspetto del mondo nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe, Agostino e Ornella avevano sottovalutato la potenza della rivolta e quanto legasse tante persone seppure anonime.<\/p>\n\n\n\n<p>La piazza tornava a essere quella che sempre era stata, il luogo dove ci si incontra, dove si parla degli altri, dove le conversazioni mescolano il mondo vicino e quello lontano. Una citt\u00e0 non \u00e8 solo un branco di case. Si gioca, si canta, si balla, si prega.<\/p>\n\n\n\n<p>Poteva essere ancora altro. I giovani scoprivano cosa fosse esercitare un contropotere. Era la prima volta che succedeva. Una voce si spargeva.<br>Raccontava che l\u2019operazione era destinata a liberare una ragazza. Era stata rapita. I motivi sotto certe latitudini si conoscono. Ci sono fatti che sono reati. Condannano a morte. Sono i genitori a condannare, i parenti, i vicini, sconosciuti. La tradizione lo comanda. La stupidit\u00e0 sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre occupava ora il posto di comando, in una delle sue celle<br>segrete. Erano in gioco gli interessi delle famiglie, l\u2019onore, la capacit\u00e0 a farsi rispettare. Ma non solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Rocco applicava regole. Antiche o moderne, contava poco.<br>Aveva le sue. Un decalogo forgiato su misura. Non ce la faceva a seguire ordini contrari alle parole delle voci. Una tensione inceppava pensieri nella canna dell\u2019arma. Aveva il cervello pieno di caricatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Si fece una riga.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva fatto male. Un fuoco consumava ogni pensiero, ogni<br>ragionamento. Le parole del padre echeggiavano, sempre pi\u00f9 lontane. Pensava ora come un proiettile. Era nella canna, la luce davanti, altro che labirinto. Il desiderio di omicidio si svegliava, dormiva nello stomaco, si agitava, lo sentiva. Rocco si preparava a uccidere, la sua pistola non aveva dubbi.<\/p>\n\n\n\n<p>A pochi chilometri, sulla strada che costeggiava lo Ionio, un\u2019auto correva. I giri del motore urlavano un\u2019aggressivit\u00e0 patologica. Andava veloce sull\u2019asfalto. Veloce, perch\u00e9 non poteva essere diversamente.<br>Super\u00f2 il castello, si affacciava sul mare, e scese verso la baia. L\u2019eternit\u00e0 della morte urgeva; l\u2019obitorio perdeva pazienza. Sapeva dove andare. Il giorno scorso, si erano visti sconosciuti entrare in una casa di pescatori. La notizia aveva seguito un percorso verticale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paese era avvolto dall\u2019oscurit\u00e0. Schegge di luce scappavano qua e l\u00e0<br>da qualche finestra. Di tanto in tanto, folate di vento agitavano le ombre che gli alberi proiettavano. Disegnavano braccia animate su una muratura logorata da sale e sole. Rocco aveva appena intravisto i fari di un\u2019auto. La sentiva ora avvicinarsi. Uno sbattere di portiere echeggi\u00f2. Il rumore alternato delle onde riprese la sua melodia.<\/p>\n\n\n\n<p>Rocco ripul\u00ec lo specchietto e apr\u00ec la portiera. Alfonso cap\u00ec. Pass\u00f2<br>meccanicamente la mano sull\u2019arma, aveva gi\u00e0 controllato il caricatore, ne aveva altri in tasca, a volte il canovaccio tirava per le lunghe. Rocco non ebbe bisogno di controllare n\u00e9 di fare il giro della casa. Si trattava di uccidere. Di entrare, puntare e uccidere. Di svuotare un caricatore dei suoi proiettili e i corpi delle anime che affollavano il sangue.<\/p>\n\n\n\n<p>La detonazione fece vibrare le pareti cos\u00ec come il sistema nervoso di ciascuno. Un brivido di panico percorse i giovani. Il giornalista afferr\u00f2 la mano di Ornella e saltarono dietro il divano. In linea con Simona, raccontava. Mobili rovesciati, porte sbattute, urla, misero tutti in subbuglio. Un trambusto assordante gett\u00f2 i giovani in uno stato di confusione. Una paura si diffondeva. Non se l\u2019aspettavano. Si erano a<br>poco a poco rassicurati, la fiducia stava tornando. Questo colpo di scena sbalordiva tutti. Un chiasso sostituiva la quiete delle parole. Il giornalista allung\u00f2 il collo fin quanto poteva, la paura aveva bisogno di vedere, come raccontare altrimenti. Scorse nella penombra Giuseppe, una pistola lo prendeva di mira.<\/p>\n\n\n\n<p>Un lampo, una detonazione. Un tonfo non lasci\u00f2 dubbi. Sagome<br>scappavano per ogni dove. Non c\u2019era uscita. Un corpo giaceva sul pavimento. Un urlare continuo riprese. Prima o poi, Ornella avrebbe attirato le pallottole come la calamita, come scriveva allora. Ma si pu\u00f2 lottare contro il panico, si pu\u00f2 continuare a raccontare se piombavano addosso pallottole? Nel silenzio della sua mente, il giornalista commentava per un pubblico che non c\u2019era. Una parte di s\u00e9 sfuggiva alla realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra detonazione risuon\u00f2. Grida pure. Le dita scrivevano parole che urlavano. Il giornalista scarabocchiava nel vuoto, quando una nuova esplosione trafisse tutti. Aleggiava un silenzio da film d\u2019orrore. Sembrava tutti se ne accomodassero o nessuno lo volesse interrompere. Si temeva la prossima mossa. Non si sentiva muovere. Si ud\u00ec premere un tasto. La luce fu.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giornalista si guard\u00f2 intorno. La seduta a porte chiuse si concludeva con tre corpi a terra e tre ancora in piedi. Il giornalista provava un\u2019ansia ossidionale. Il racconto non finiva l\u00ec. Un cannone lo puntava. Una penna strana, pens\u00f2. Scriveva per un\u2019altra eternit\u00e0 della sua.<\/p>\n\n\n\n<p>Una pozzanghera si stava formando, densa quanto un passito. Alfonso se ne stava con le spalle alla parete. Si stringeva il ginocchio. La gamba gocciolava. Una smorfia gli deformava il viso. Non si lamentava. Giuseppe aveva la camicia del colore della pozzanghera. Ansimava, anzi meglio cigolava e ringhiava. Il petto faceva un rumore di ventilatore da rottamare. Agostino si alz\u00f2 con lentezza, le mani sulle orecchie.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giornalista si prese cura dell&#8217;emorragia di Alfonso. Aveva visto fare in Ucraina, in Siria; con poco o niente si salva una vita. Strinse una cravatta intorno al polpaccio. Fece per avvicinarsi a Giuseppe; un lampo metallico glielo sconsigli\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Ornella aveva lasciato il nascondiglio. Andava verso l\u2019uomo, sempre con una pistola in mano. Rocco la ferm\u00f2 con uno sguardo pesante.<\/p>\n\n\n\n<p>Ornella fece ancora qualche passo. Si mise a parlare, una voce<br>destinata a riportare la calma. Rocco non dava retta. Li voleva portare tutti e tre in macchina. Per un\u2019esecuzione quanto pi\u00f9 vicina al bagagliaio.<br>Era pi\u00f9 comodo. Non poteva contare su Alfonso per una mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ordin\u00f2 ai ragazzi e all\u2019impiccione di lasciare la casa. Il giornalista sussult\u00f2. Una biro tremava tra le dita. Sembrava che scrivesse su un foglio appeso nel vuoto. I suoi modi infastidivano. Rocco gli diede con il calcio della pistola un colpo alla testa. Ornella riprese a gridare. Si precipit\u00f2 verso l\u2019uomo disteso sul pavimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giornalista non apparteneva pi\u00f9 veramente al contesto. Aveva perso il suo status di osservatore neutro. Quello l\u00ec non ne voleva sapere niente del dovere di informare. Un filo di sangue colava sulla guancia. Gett\u00f2 uno sguardo in direzione dei ragazzi. Agostino ritrovava a poco a poco le sue facolt\u00e0. Giuseppe si appoggiava alla spalla del suo amico. Si avviarono tutti e tre verso la porta.<\/p>\n\n\n\n<p>Amavano i barbecue in tanti. Anche lui. Specie la grigliata. Spesso finiva con incendi boschivi e battute di caccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Fiamme gli illuminavano la mente. Ordin\u00f2 ai giovani di tornare<br>indietro, di sedersi a terra; aveva cambiato parere. Colpa del barbecue. Li leg\u00f2 stretti stretti. Tanto, il bagagliaio non sarebbe bastato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aria invase la stanza. Ornella sent\u00ec una freschezza che la avvolgeva. Non provava il solito benessere. Rocco le disse di raggiungere la macchina. Alfonso seguiva come poteva. Ornella gli avrebbe presto fornito le cure necessarie, da brava moglie. Se solo avesse cessato le sue urla. Non immaginava quanto poteva eccitare la cocaina. Rocco ordin\u00f2 loro di aspettare, ne aveva per poco. Prese dal bagagliaio alcune taniche. Non si lasciava mai cogliere alla sprovvista. Sempre se ne portava un po\u2019 di scorta.<\/p>\n\n\n\n<p>I giovani giacevano nel soggiorno, legati l\u2019uno all\u2019altro come capre.<\/p>\n\n\n\n<p>Le taniche stavano nell\u2019ingresso, allineate con disciplina. Un fuoco aspettava, quello della sua follia. Apr\u00ec una tanica. Si sparse nell\u2019aria una fragranza di benzina. Cominciava a stare meglio. Un sollievo lo invase.<\/p>\n\n\n\n<p>Un urlo scosse i suoi sensi. Proprio non ci voleva. Non finiva mai. Gli penetrava il corpo. Agitava i suoi sensi. Scombussolava le sue riflessioni. Non aveva scampo. Gli sembrava di stare in piedi sull\u2019orlo dello scivolone. Ornella non la smetteva. Al diavolo il matrimonio se non si fermava.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la voce insisteva. Lasci\u00f2 perdere la tanica. L\u2019aria fresca l\u2019accolse. Fece qualche passo ma ora la voce si era spenta, se ne stava zitta. Peccato, c\u2019erano tante cose ancora da raccontare. Rocco avrebbe saputo quel che l\u2019aspettava fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>Ombre ballavano sui muri, il vento creava effetti particolari, giocava con i suoi sensi, pens\u00f2. Ora urlavano. Possibile\u2026 non erano solo ombre allora.<\/p>\n\n\n\n<p>Si urlava sempre. Sentiva parole. Non erano voci che conosceva. Era diverso. Queste non lo prendevano per la mano. Sent\u00ec gridare <em>polizia<\/em> poi <em>mani<\/em> <em>in<\/em> <em>alto<\/em>, come in una pellicola. Le sagome si avvicinavano. Distinse a malapena qualche altra parola, non doveva andare avanti. Si doveva fermare. La cocaina non ce la faceva a sopportare certe parole. Tir\u00f2 fuori la pistola, si mise a sparare. Sparava alle parole come si spara su un<br>bersaglio al lunapark. Le detonazioni produssero il loro effetto. Si sentiva meglio, soffocavano le urla.<\/p>\n\n\n\n<p>Un fuoco si diffondeva nel suo corpo. Ricordava l\u2019effetto della polvere bianca. Qualche differenza c\u2019era per\u00f2. Questa roba bucava la pelle. Gocciolava. Perdeva da tutte le parti. Come si vede con l\u2019Etna a notte fonda. Vedeva una lava scorrere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ce la faceva pi\u00f9 a sparare. La libert\u00e0 non risiede negli impulsi e nelle regole \u2013 e nelle righe. Un atteggiamento lo intrappolava, non c\u2019era spazio per la fantasia. Non si era lasciato sfiorare dal timore che viene dai dubbi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giornalista tir\u00f2 fuori il cellulare; aveva pagato la tassa sulla paura. Saturava la memoria di foto. Rocco, Giuseppe, Agostino, Ornella, lo scagnozzo, i lampeggianti, le armi, le taniche di benzina, e ricominciava. Era pronto per il suo articolo, aveva la conclusione sotto gli occhi. La popolazione sarebbe venuta a conoscenza dei fatti prima che la voce si diffondesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Agostino scorse finalmente Ornella. Sconosciuti la sostenevano. La volle raggiungere. Genti chiudevano la portiera dell\u2019ambulanza. Non ce la fece. Giuseppe era sdraiato su una barella, una maschera gli copriva il viso. Accanto, soccorritori assistevano gli agenti di polizia alcuni in borghese distesi sull\u2019asfalto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giornalista guardava ora Rocco. Non c\u2019era barella n\u00e9 infermiera. Solo l\u2019asfalto, e sangue, scorreva da ogni dove. Il malvivente provava ad articolare parole. Per\u00f2 non lo voleva intervistare. Non gli voleva chiedere niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Una brigata composta dal personale amministrativo, da riservisti che prestavano servizio nei vari reparti organizzava le cure e la sicurezza. La telefonata di una ragazza alla questura aveva lasciato perplessi i funzionari. Sosteneva di essere in comunicazione con la figlia di un boss, sequestrata in una localit\u00e0 sullo Ionio. Era difficile verificare le informazioni, tuttavia gli eventi degli ultimi giorni richiedevano cautela.<br>Mancavano per\u00f2 gli uomini, il personale in divisa era in missione a Marlinara.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre si trovavano per strada, altre telefonate erano giunte alla<br>questura, confermavano quanto gi\u00e0 si sapeva. Si sentivano colpi di arma da fuoco, concentrati nel quartiere marino, proprio quello che la giovane indicava.<\/p>\n\n\n\n<p>Ornella sapeva chi ringraziare. Simona si era data da fare quando, una sera, lei era rimasta zitta. Le scrisse un messaggio. Simona la inform\u00f2 della sua partenza. Scappava con Teresa. Un treno le aspettava. Andavano all\u2019estero per vivere un\u2019esperienza che il paese rendeva impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre l\u2019ambulanza partiva, pensava a quanto succedeva sulla piazza.<br>Questa manifestazione aveva trattenuto il braccio del padre. Ma aveva liberato la demenza di Rocco. La famiglia si preparava a piangerlo, senza rimpiangerlo. I suoi metodi spaventavano. Rocco aveva messo a repentaglio l\u2019equilibrio che faceva prosperare il clan. Salvatore avrebbe preso le redini della casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec avevano deciso le famiglie. \u00abNon dimostra la stessa originalit\u00e0 del fratello, \u00e8 la sua unica qualit\u00e0\u00bb si era sentito dire il padre e questo lo rassicurava. Le famiglie non si occupavano solo della comunicazione, gestivano le risorse umane.<\/p>\n\n\n\n<p>I pensieri di Agostino migrarono verso un altopiano. Braccia minerali lo aspettavano da secoli. Il tempo non aveva consumato le ninfe, non si erano disperse tra i ruderi. Non era facile spiegare come, ma tra le erbe profumate e le pietre che punteggiavano qua e l\u00e0 lo spiazzo, si univa a un territorio che portava speranze.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il posto dove incontrare gli spiriti della natura. C\u2019erano ovunque, dietro un albero o in prossimit\u00e0 di un ruscello; popolavano terre, miti e leggende. Aspettavano solo che qualcuno si desse la pena di rivolgergli la parola. Potevano aspettare secoli. Poi si svegliavano, come per incanto, e si mettevano a raccontare. Raccontavano storie meravigliose<br>che il vento registrava e portava nel suo viaggio per il mondo. Chi voleva ascoltare si doveva fermare e respirare al ritmo di un battito che era universale.<\/p>\n\n\n\n<p>Si abbandon\u00f2 a un rito ormai familiare. In quei momenti, una vitalit\u00e0 lo percorreva, era figlia dell\u2019eternit\u00e0. A piedi nudi, si mise a saltellare. Sembrava un folletto dei campi, dei boschi, dei fiumi, che la natura nutriva della sua fantasia. La terra scricchiolava. Sentiva il suo calore, la sua morbidezza. Faceva ora parte del paesaggio, era un frammento della sua creativit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Le radici delle stelle solcavano la sua mente. Lo trasportavano nel mondo delle corrispondenze tra natura e anima. Un mondo dove i sogni non si chiamano solo sogni.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-style-default\"><img loading=\"lazy\" width=\"687\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/78798241-22e1-4c60-a386-13b61ffe1796-687x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5906\" srcset=\"https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/78798241-22e1-4c60-a386-13b61ffe1796-687x1024.jpg 687w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/78798241-22e1-4c60-a386-13b61ffe1796-201x300.jpg 201w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/78798241-22e1-4c60-a386-13b61ffe1796-768x1145.jpg 768w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/78798241-22e1-4c60-a386-13b61ffe1796-8x12.jpg 8w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/78798241-22e1-4c60-a386-13b61ffe1796-696x1038.jpg 696w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/78798241-22e1-4c60-a386-13b61ffe1796-282x420.jpg 282w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/78798241-22e1-4c60-a386-13b61ffe1796.jpg 996w\" sizes=\"(max-width: 687px) 100vw, 687px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-style-default\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/DSC00156-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5907\" srcset=\"https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/DSC00156-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/DSC00156-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/DSC00156-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/DSC00156-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/DSC00156-2048x1365.jpg 2048w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/DSC00156-16x12.jpg 16w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/DSC00156-696x464.jpg 696w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/DSC00156-1068x712.jpg 1068w, https:\/\/www.qelite.info\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/DSC00156-630x420.jpg 630w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u10e1\u10d0\u10dc\u10e2\u10d8\u10dc\u10dd \u10db\u10d0\u10da\u10d0\u10e0\u10d0\u00a0\u2013 \u10ec\u10db\u10d8\u10dc\u10d3\u10d0 \u10d8\u10da\u10d8\u10d0 \u10db\u10d0\u10e0\u10d7\u10da\u10d8\u10e1 (\u10ed\u10d0\u10d5\u10ed\u10d0\u10d5\u10d0\u10eb\u10d8\u10e1) \u10d2\u10d0\u10d6\u10d4\u10d7 \u201e\u10d8\u10d5\u10d4\u10e0\u10d8\u10d8\u10e1\u201c \u10e1\u10d0\u10ee\u10d4\u10da\u10dd\u10d1\u10d8\u10e1 \u10de\u10e0\u10dd\u10d6\u10d0-\u10de\u10dd\u10d4\u10d6\u10d8\u10d8\u10e1 \u10e1\u10d0\u10d4\u10e0\u10d7\u10d0\u10e8\u10dd\u10e0\u10d8\u10e1\u10dd \u10de\u10e0\u10d4\u10db\u10d8\u10d0 \u2013 \u201e\u10d8\u10d5\u10d4\u10e0\u10d8\u10d8\u10e1\u201c 2026 \u10ec\u10da\u10d8\u10e1 \u10da\u10d0\u10e3\u10e0\u10d4\u10d0\u10e2\u10d8 \u10dc\u10dd\u10db\u10d8\u10dc\u10d0\u10ea\u10d8\u10d0\u10e8\u10d8\u00a0\u00a0\u201e\u10d2\u10d0\u10dc\u10e1\u10d0\u10d9\u10e3\u10d7\u10e0\u10d4\u10d1\u10e3\u10da\u10d8 \u10e8\u10d4\u10db\u10dd\u10e5\u10db\u10d4\u10d3\u10d4\u10d1\u10d0\u201c \u10de\u10e0\u10d4\u10db\u10d8\u10d0 \u201e\u10d8\u10d5\u10d4\u10e0\u10d8\u10d8\u10e1\u201c \u10ec\u10d8\u10d2\u10dc\u10d8\u10e1 \u10e1\u10d0\u10d4\u10e0\u10d7\u10d0\u10e8\u10dd\u10e0\u10d8\u10e1\u10dd \u10e4\u10d4\u10e1\u10e2\u10d8\u10d5\u10d0\u10da\u10d8\u10e1 \u10da\u10d0\u10e3\u10e0\u10d4\u10d0\u10e2\u10d8 \u10dc\u10dd\u10db\u10d8\u10dc\u10d0\u10ea\u10d8\u10d0\u10e8\u10d8 \u2013 \u201e\u10e1\u10d0\u10e3\u10d9\u10d4\u10d7\u10d4\u10e1\u10dd \u10d2\u10d0\u10db\u10dd\u10ea\u10d4\u10db\u10d0\u201c \u10de\u10e0\u10dd\u10d4\u10e5\u10e2\u10d8 \u10ee\u10dd\u10e0\u10ea\u10d8\u10d4\u10da\u10d3\u10d4\u10d1\u10d0 \u10e1\u10e0\u10e3\u10da\u10d8\u10d0\u10d3 \u10e1\u10d0\u10e5\u10d0\u10e0\u10d7\u10d5\u10d4\u10da\u10dd\u10e1 \u10d9\u10d0\u10d7\u10dd\u10da\u10d8\u10d9\u10dd\u10e1-\u10de\u10d0\u10e2\u10e0\u10d8\u10d0\u10e0\u10e5\u10d8, \u10ea\u10ee\u10e3\u10db-\u10d0\u10e4\u10ee\u10d0\u10d6\u10d4\u10d7\u10d8\u10e1\u10d0 \u10d3\u10d0 \u10d1\u10d8\u10ed\u10d5\u10d8\u10dc\u10d7\u10d8\u10e1 \u10db\u10d8\u10e2\u10e0\u10dd\u10de\u10dd\u10da\u10d8\u10e2\u10d8, \u10e3\u10ec\u10db\u10d8\u10dc\u10d3\u10d4\u10e1\u10d8 \u10d3\u10d0 \u10e3\u10dc\u10d4\u10e2\u10d0\u10e0\u10d4\u10e1\u10d8, \u10d8\u10da\u10d8\u10d0 \u10db\u10d4\u10dd\u10e0\u10d8\u10e1 \u10da\u10dd\u10ea\u10d5\u10d0-\u10d9\u10e3\u10e0\u10d7\u10ee\u10d4\u10d5\u10d8\u10d7. \u10de\u10e0\u10dd\u10d4\u10e5\u10e2\u10d8 \u10ee\u10dd\u10e0\u10ea\u10d8\u10d4\u10da\u10d3\u10d4\u10d1\u10d0 2013 \u10ec\u10da\u10d8\u10d3\u10d0\u10dc TARANTOLA Mancavano pochi giorni ora. 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